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Banca d'Italia, giovani, povertà, concentrazione ricchezza, precarietà, globalizzazione

I giovani sono a rischio povertà secondo Banca d’Italia

Banca d’Italia, nell’indagine appena pubblicata sui bilanci delle famiglie italiane, fotografa una leggera ripresa dei redditi tra il 2016 e il 2014 (+3,5%). Ripresa trainata soprattutto dal lavoro dipendente e dai pensionati; fin qui tutto bene, tranne che il divario con i livelli pre-crisi (2006), è ancora molto elevato: -11%.

In estrema sintesi, il rapporto di Banca d’Italia rileva che:

  • aumentano la concentrazione di ricchezza e il rischio povertà
  • crescono le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi
  • le famiglie riducono i debiti
  • la ricchezza delle famiglie diminuisce

Globalizzazione e concentrazione di ricchezza

Se vi ricordate quello che abbiamo riportato nell’articolo su Pepe Mujica riguardo alla globalizzazione, vi ricorderete che l’ex presidente venezuelano non è contrario al fenomeno della globalizzazione in sé, ma a quello di cui è principalmente responsabile: una spaventosa concentrazione di ricchezza.

Questa situazione è quella che rileva anche Banca d’Italia, sfumandola in toni poco drammatici e senza indicare la globalizzazione come la causa principale.

Banca d’Italia – crescono le disuguaglianze 

Secondo l’indagine di Banca d’Italia la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è tornata in prossimità dei livelli osservati alla fine degli anni novanta.

Il livello di disuguaglianza, misurato dall’indice di Ghini (misura la diseguaglianza di una distribuzione), è cresciuto di un punto e mezzo tra il 2006 e il 2016.

Se volete ragionare in termini di ricchezze, il 5% delle famiglie più ricche detiene il 40% della ricchezza complessiva con un patrimonio pari a 1,3 milioni di euro, mentre il 30% delle famiglie più povere detiene appena l’1% della ricchezza nazionale, pari a circa 6.500 euro.

Aumenta il rischio povertà

Aumenta il numero degli individui a rischio povertà, salito al 23%*. Nell’ultimo rapporto il rischio di povertà è fissato a circa 830 euro mensili.

Sono i giovani la categoria più penalizzata; il rischio è del 29% fino ai 35 anni, del 30% nella fascia tra 35-45 anni, soprattutto residenti al sud. Il nord del paese non è immune dal fenomeno; il rischio di povertà è aumentato dall’8,3% al 15%.

Per età, l’unica categoria in cui il rischio di povertà diminuisce sono gli over 65 (il rischio diminuisce dal 20 % al 15,7%) e per condizione professionale sono i pensionati (si riduce dal 19 al 16,6%).

Le famiglie riducono i debiti

La quota di famiglie indebitate si sta riducendo; è al 21 per cento, mentre era al 23% nel 2014.

Il valore del rapporto tra l’ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito, è sceso al 63 per cento nel 2016, mentre era all’ 80% nel 2012. Purtroppo è ancora elevato rispetto a quello registrato nel 2006 %, pari al 45%.

La ricchezza delle famiglie diminuisce

Tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta media è diminuita del 5 per cento continuando un trend iniziato nel 2006. Come in passato, il calo è stato determinato dall’andamento delle attività reali, che ha riflesso prevalentemente la riduzione del valore degli immobili.

Questa flessione, nel corso del decennio compreso tra il 2006 e il 2016, ha interessato tutte le famiglie, in maniera indipendente dall’età o dalla condizione professionale.

Possiamo dire che la crisi ha colpito duro le famiglie nel periodo compreso tra il 2006 e il 2014. Poi assistiamo a un lieve miglioramento dettato da una lieve ripresa nei redditi della famiglie tra il 2014 e il 2016, trainato soprattutto dal lavoro dipendente e dai pensionati.

E la politica dov’è?

Bella e inutile domanda.

Accanto a questa lieve ripresa non va trascurato purtroppo l’aumento del rischio povertà soprattutto tra i giovani residenti al sud, ma ben diffusa anche in altre fasce di età fino agli over 65 anni, nei quali diminuisce. Il rischio povertà è diffuso trasversalmente ed è sicuramente tra i maggiori responsabili di un senso di insicurezza che si sta diffondendo nella nostra società.

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